Storia

La storia

Mi chiamo Aurora Ferrini, sono la presidente del gruppo “Noi Come Prima” di Castelferretti (An), un centro di sostegno per le donne operate di tumore al seno.
Voglio raccontarvi com’è nata la nostra associazione.
Avevo trentasei anni, un marito e due figlie adorabili, un sereno contorno ed un lavoro, a dire il vero non molto gratificante, che però ci aiutava a vivere meglio. Quell’anno la vita aveva in serbo per me una forte esperienza: MI AMMALAI DI CANCRO!
Conoscevo già il calvario provocato da questa malattia, perché da un anno mia madre ne era affetta, ma non pensavo di doverlo provare, così presto, sulla mia pelle.
E così iniziò la mia lotta contro il cancro.
Non fu semplice o facile, né per me né per mio marito, piccolo grande uomo che, disperato, arrivò anche a chiedere di morire al mio posto!
lo accolsi il verdetto con una strana calma. Pensai: “Sbarazzati di quel seno in fretta e vai avanti con la tua vita. Sorridi e lotta anche se sarà dura, forse ce la farai. Hanno sentenziato sei mesi di vita, ma sono troppo pochi, devi rubarne degli altri!”
Cercavo di fare coraggio ai miei familiari, perchè erano sconvolti dal dolore, dalla paura e non facevano che chiedersi: “Perchè proprio a lei?”
E io continuavo a pensare: “Perchè non a me?”
Per non perdere il coraggio, non piansi mai.
Tornai a casa ed è lì che mi accorsi di essere stata strappata alla normalità: il mio mondo non ruotava più attorno al lavoro, alla famiglia ed agli impegni di tutti i giorni, era scandito, purtroppo, dalle analisi, dalle visite e dagli accertamenti stabiliti dai medici.
Poi un bel giorno mi dicono che posso tornare alla mia vita di sempre ed io mi accorgo di non averne più una.
A seguito della malattia fui licenziata dal lavoro e quindi iniziarono anche i problemi economici.
Nel frattempo, mia madre perse la sua battaglia contro il cancro e due delle mie sorelle furono operate al seno anche loro. Furono mesi difficili, duri, pieni di ansie, di insonnia, di lotta contro .le lacrime e, spesso, di disperazione.
RABBIA, DOLORE, PAURA mi invasero, in un nero miscuglio di emozioni che mi fecero sprofondare nella depressione. Ma con una forza di volontà che non credevo di avere, strinsi i denti e andai avanti.
In queste cose bisogna essere onesti, arriva il momento in cui devi decidere: o lasci che ciò che ti è successo ti rovini la vita o lo affronti e lo combatti.
E così incrociai le dita e cominciai a lottare.
In seguito, quando riuscii a riacquistare un minimo di equilibrio, pensai che dovevo trovare il modo di aiutare altre persone operate come me.
Inizialmente cercavo soprattutto risposte alle mille domande che mi giravano in testa: “Riuscirò a fare tutto come prima? Quanto durerà il dolore al braccio? Cos’è una protesi? Passerà questa angoscia di morte così distruttiva? Qualcuno avrà avuto la mia stessa esperienza, come l’avrà superata? Ce l’avrà fatta? Come avrà affrontato tutto il calvario e le terapie? Chi può darmi consigli su come riprendere la vita di prima, con il marito ed i figli… senza essere più quella di prima?”
Non sapevo a chi chiedere.
Tante altre donne stavano vivendo le mie stesse paure, ma cosa potevo fare per unire le nostre forze e renderle produttive? Troppe domande affollavano la mia mente, in un profondo senso di solitudine e di impotenza.
Desideravo fortemente dare una risposta concreta a questi dubbi, iniziai perciò a cercare aiuto per me e per le altre. Mi rivolsi alla Lega Italiana per la lotta contro i Tumori di Ancona, il cui presidente di allora, insieme al sig. Gianni Barghini, si rese disponibile ad appoggiare la mia iniziativa per costituire un Gruppo di aiuto alle donne operate al seno.
Nacque così, nel febbraio 1986, grazie anche all’interessamento dell’allora presidente della ULS Cardenio Medici, l’Associazione “Noi Come Prima”, inizialmente con solo due donne e la psicologa Dr.ssa Antonella Battistini. Con fatica, ma con tanta caparbietà siamo riuscite a crescere e ad arrivare sino ad ora.
Oggi, come allora, sono le donne stesse a gestire la struttura: lavoriamo nell’intento di migliorare la qualità della vita dopo l’evento tumorale, per ridurre la sofferenza ed il senso di solitudine causati dai vissuti legati al cancro, per ottenere un più corretto uso delle strutture socio-sanitarie, ma soprattutto per realizzare una riabilitazione psico-fisica globale che garantisca alla donna di ritrovare la propria identità.
Vorrei concludere richiamando l’attenzione sulle difficoltà che si incontrano nel mantenere in piedi una struttura come la nostra, poichè ci finanziamo con i proventi di piccole iniziative autonome e principalmente con il patrocinio della Lega Tumori di Ancona.
Noi non vogliamo in alcun modo sostituirci alle strutture sanitarie, ma vogliamo fornire una struttura in appoggio a queste, che a tutt’ oggi non prevedono, purtroppo, servizi di sostegno psicologico.
Vorrei pertanto invitare i medici che si occupano di questa malattia (e mi riferisco a tutti: chirurghi, oncologi, radioterapisti e anche medici di base) ad “approfittare” della nostra esistenza e creare così una collaborazione proficua ed utile per le donne, considerando il fatto che ormai la malattia tumorale è una malattia gestita a più livelli (fisico, psicologico e sociale) attraverso il lavoro integrato di varie figure professionali, Enti ed Associazioni di Volontariato.